Nell’articolo precedente abbiamo imparato a riconoscere ed a difenderci dai ladri di sogni. Con questo secondo articolo analizzeremo il modo in cui la società moderna punta a mantenerci il più possibile nella mediocrità, per poi trovare una via d’uscita, che costruiremo meglio insieme nel prossimo articolo.
I nati dal 2000 in poi non possono rendersene conto, ma chi ha qualche anno in più come me (ed ancor di più chi ha superato i 50) ha assistito ad un sempre maggiore appiattimento verso il basso del sistema educativo. Partiamo dalla scuola: una volta si era decisamente più severi, tutti coloro che non erano pronti ad andare avanti venivano bocciati. Al giorno d’oggi si boccia principalmente per assenze e comportamento, per essere bocciato per mancanza di profitto devi essere davvero messo male (ovviamente ci sono le dovute eccezioni, ma facendo una media, i dati dicono che si boccia molto meno rispetto a 20 anni fa, ed ancor meno rispetto a 40). Anche all’università in molti casi quando l’allievo è impreparato, si contratta per un 18 o per un 19, ma si tende a non far ripetere l’esame. Questo porta chiaramente ad un deciso abbassamento del livello, in quanto per natura tendiamo a fare il minimo indispensabile. Stando ai dati, il nostro sistema scolastico ha perso parecchie posizioni rispetto ad altre realtà nel mondo. Chiaramente i motivi sono molteplici, li abbiamo affrontati anche in altri articoli, ma la tendenza al regalare la sufficienza abbassando gli standard è sicuramente uno di questi.
Passiamo al calcio: premesso che il motivo principale per cui il livello tecnico medio si è drasticamente abbassato rispetto a 20 anni fa è il fatto che i bambini non giocano più con il pallone al di fuori di quelle 4-5 ore settimanali con la scuola calcio, un altro motivo per cui non escono più così tanti campioni è proprio ciò che definisco la cultura della mediocrità, che attualmente domina il mondo delle scuole calcio. Vi spiego cosa intendo. Al giorno d’oggi, in moltissimi casi, più che di scuole calcio, possiamo parlare di aziende calcio. L’obiettivo principale non è più formare giocatori, insegnare ai ragazzi a giocare a calcio, a competere, a prepararsi alle sfide della vita, bensì cercare di dare il contentino a tutti per non perdere nessuna retta. Questo porta a mischiare pronti e meno pronti, facendo il male di entrambi, in quanto i pronti vengono frenati, mentre i meno pronti non riescono a competere e quindi si sentono inadeguati; porta a far giocare tutti lo stesso tempo indipendentemente dal merito, dalla presenza in allenamento, dall’impegno, dalla qualità, generando nei ragazzi che danno il massimo quel senso di rassegnazione, in quanto vedono che tutti i loro sacrifici sono inutili, visto che chi non li fa gioca lo stesso quanto loro. La cultura della mediocrità porta alle famose “coppe di partecipazione” e “medaglie per tutti”, in modo da “fare contenti” tutti i bambini che partecipano ad un torneo (nella foto si può notare l’entusiasmo del ragazzino con la coppa per aver partecipato al torneo). Ma voi davvero pensate che un bambino che ha perso sia più contento perché gli date in mano un pezzo di latta, o gli mettete al collo un pezzo di ferro? Lui sa benissimo che quell’oggetto non vale niente, perché non ha dovuto sudare, dare il massimo e dimostrarsi il migliore per meritarselo. Viene data a tutti, anche agli ultimi classificati. Così facendo si svaluta anche l’importanza del trofeo, dando un motivo in meno per superare i propri limiti, perché viene meno l’ambizione per il premio. Una cosa che tutti possono avere ha sicuramente molto meno valore di un premio che spetta solo ai migliori. Ciò ovviamente non toglie che a quell’età il risultato non sia la cosa più importante da perseguire, questo è chiaro, però il calcio resta sempre uno sport competitivo, e la ricerca della vittoria è una componente importantissima. Se poi si fa del proprio meglio, con una grande prestazione, e si perde, non è un dramma, sta a noi adulti porre l’accento su ciò che è più importante.
La cultura della mediocrità sta completamente distruggendo quel po’ di meritocrazia che resta nel mondo del calcio. Si cerca di far passare il messaggio che i ragazzi devono solo divertirsi, che l’importante è partecipare, che tutti devono avere il loro spazio, indipendentemente dal merito. Non è così. La scuola dovrebbe preparare i ragazzi per la vita, se vogliamo davvero parlare di SCUOLA calcio, dobbiamo insegnare qualcosa, il valore dell’impegno, del sacrificio, del lottare tutti insieme verso un obiettivo, superando volta per volta i propri limiti. Premesso che tutti hanno diritto di giocare almeno un tempo nell’attività di base, dobbiamo insegnare che il minutaggio deve essere adeguato al proprio merito. Ogni minuto in campo oltre il minimo sindacale (che nell’attività di base è un tempo, mentre nel settore agonistico NON ESISTE, indipendentemente dalle rette o dagli sponsor) deve essere MERITATO, non necessariamente per le proprie qualità, ma almeno per l’impegno, per la voglia, per la passione e per il cuore che si mette sul campo. A quel punto possono davvero definirsi SCUOLE.
Passiamo ora al passo più importante: la via di fuga. Per sfuggire alla mediocrità il primo passo è non accontentarsi mai di ciò che già sappiamo fare: impariamo ogni giorno nuove abilità, oppure miglioriamo quelle che già abbiamo. Vi svelerò una cosa importante: diventare calciatori professionisti dedicando al calcio solo quelle 4-5 ore a settimana con la scuola calcio è praticamente impossibile. Ritagliatevi i vostri spazi di per allenarvi, andate a giocare nei parchi, nei cortili, agli oratori, per strada (purché in sicurezza, mi raccomando), per casa (cercando di non rompere niente 😀 ), non importa dove, ma giocate! Toccate il pallone 500 volte al giorno, fate tanti 1vs1, partitelle a numero ridotto, insomma, fate esperienza di gioco. Oltre a questo ci sono altri aspetti importanti: una corretta alimentazione è fondamentale per avere un corpo sano e forte, quindi cercate di mangiare bene, consultate un nutrizionista, o semplicemente leggete la guida che ho pubblicato sulla pagina (se non la trovate scrivetemi che ve la invio in privato). Ricordate anche che nel calcio moderno, oltre ad essere un buon calciatore, bisogna essere un ottimo atleta per arrivare nel calcio che conta. Dedicate un po’ di tempo anche al lavoro atletico, con la palla quando possibile, magari fatevi seguire dal vostro mister, facendo dei video ed inviandoglieli, così da poter ricevere correzioni e consigli. Approfondiremo meglio come costruire il proprio programma nel prossimo articolo. Ricordate che se volete arrivare dove gli altri non arrivano, dovete fare cose che gli altri non fanno. Un ragazzo su diecimila diventa professionista, se volete essere quell’uno, dovete allenarvi meglio degli altri 9999 e ricordare sempre che “Il lavoro duro batte il talento, se il talento non lavora duro”.
Mr. Alessandro Zenone
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