Troppo spesso sento dire che per riuscire ad arrivare al successo, in qualsiasi campo, ci vuole tanta fortuna. Beh, è una frase che non condivido affatto.

Nell’antica Roma c’era un famoso proverbio: “Quisque faber est fortunae suae” (Ognuno è artefice del proprio destino). Sono perfettamente d’accordo. Siamo noi i padroni della nostra vita, il nostro “destino” lo forgiamo noi stessi ogni giorno con le nostre scelte e con le decisioni che prendiamo. Queste decisioni sono frutto delle nostre credenze, che a loro volta sono state create da noi. C’è una frase di Henry Ford che spiega questo concetto: “Se tu credi di poter fare qualcosa, o di non poterla fare, hai comunque ragione”. Significa che se io sono fermamente convinto di poter riuscire ad ottenere qualcosa, sarò sempre concentrato sul trovare il modo migliore per ottenerla. Se invece sono convinto che non dipenda da me, che devo sperare nella sorte e che probabilmente non ce la farò, allora sarò propenso a rinunciare.

Dal primo giorno che ho messo piede su un campo di calcio ho sentito centinaia di persone asserire di aver avuto tutte le qualità per diventare professionisti, ma che non avevano avuto fortuna. Un mucchio di balle. Bastava conoscerli un minimo e si capiva immediatamente il motivo per cui non erano diventati professionisti: non avevano la testa. Ho già affrontato questo argomento nell’articolo “Essere–>Fare–>Avere”. Per arrivare al successo nel calcio, la cosa più importante è la mentalità: fare una vita da atleta (mangiare sano, andare a letto presto, stare lontano da alcool, fumo, droghe, serate nei locali fino a tardi, frequentazioni sbagliate ecc…), credere fermamente in se stessi e nelle proprie potenzialità, lavorare ogni giorno per migliorarsi e tante altre piccole cose. E’ questo che fa la differenza.

La fortuna non esiste, è solo un alibi che tiriamo fuori per provare a giustificare e nascondere i nostri errori ed i nostri fallimenti, davanti agli altri, ma soprattutto a noi stessi. Siamo noi a scegliere. Nessuno può prevedere il futuro, però possiamo imparare dai nostri errori e quindi pian piano trovare la retta via.

Io non credo nella fortuna, credo nella forza dei propri sogni, delle proprie credenze, nella fede nei propri mezzi e soprattutto nel duro lavoro. Un (ex) giocatore che rappresenta pienamente tutti questi valori è Rino Gattuso (in foto). Un ragazzo che, senza particolari doti tecniche, credendo sempre in se stesso e lavorando sempre duro è arrivato a vincere tanti trofei (tra cui 2 Champions League ed un mondiale) ed a diventare l’idolo di tutti quei ragazzi che non sono dotati di particolare talento, ma che hanno grinta, determinazione e forza di volontà come qualità principali. Gattuso è stato fortunato? io non credo, penso piuttosto che abbia fatto tanti sacrifici, trasferendosi lontano da casa per inseguire il suo sogno, facendo una vita da sportivo e dando il massimo in ogni allenamento.

Quindi quanto può incidere la fortuna/sfortuna nel calcio?

A mio giudizio attorno all’ 1%. Io definirei sfortuna giusto il subire infortuni o incidenti che compromettano la nostra carriera, perché purtroppo è una cosa che nella maggior parte dei casi non possiamo controllare. Sbagliare società non è sfortuna, è un nostro errore, una scelta errata. Potevamo informarci meglio. Essere scartati a qualche provino e smettere di giocare non significa non aver avuto fortuna, significa non aver avuto il carattere e la determinazione di andare avanti. Nessuno può prevedere il futuro, gli incidenti di percorso possono capitare, e lì può incidere quell’1%, ma il 99% del nostro successo o fallimento dipende da come reagiamo a questi eventi.

Vorrei chiudere con questo messaggio: smettiamo di parlare di fortuna e sfortuna, iniziamo ad analizzare meglio i nostri errori ed a trarre da ognuno di essi una lezione. Quando ci renderemo conto di essere i padroni del nostro destino, cominceremo a prendere in mano la nostra vita, consapevoli che siamo noi al timone, guidiamo noi la nostra esistenza, nessun altro! Non c’è nessuna entità astratta a tessere i fili della nostra realtà, siamo noi a gestire la nostra vita, ed è con questa consapevolezza che dobbiamo alzarci ogni mattina per realizzare i nostri sogni.

Mr. Alessandro Zenone

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